Intervista a Natasha Somerville

13 Aprile 2016

Intervista a Natasha Somerville

Dopo esserti laureata alla Central Saint Martins tre anni fa hai puntato al mondo del design di accessori. Gli accessori sono sempre stati il tuo interesse principale nella moda? Si posso dire che gli accessori sono sempre stati il mio punto di interesse a partire dal mio primo internship, che ho fatto quando avevo 18 anni presso “Mulberry”. Sono molto attenta alle tecniche e alla ricerca di materiali interessanti, quindi il design di accessori mi è sembrato da subito un ambito naturale dove esplorare la mia passione. Dopo tutto un bell’accessorio può completare qualsiasi outfit.

Come si sviluppa il tuo processo creativo? Arrivi dritta al punto e all’idea finale solitamente o la cambi un centinaio di volte? Ho molta immaginazione, non posso descrivere con precisione il processo, ma a volte è come se vedessi i disegni finiti ruotare intorno ai miei occhi prima di iniziare. Quando Carpisa mi ha dato il brief, sapevo che volevo portare la tartaruga nel mio mondo, e da qui ho avuto l’idea di creare una breve storia di “Baby Tarturuga’ durante un’avventura estiva. Lavorare tridimensionalmente è molto importante per me per avere una percezione generale delle forme e delle proporzioni. Ho creato molteplici campioni sperimentando tecniche per arricchire il processo di design. Credo che questo possa essere comparato al momento in cui uno scultore si trova di fronte un blocco di pietra.. ha già in mente la creazione che vuole fare.

Bag save the queen! Sei stata ispirata da altre città oltre a Londra per questo progetto? L.A. è una città di cui sono innamorata da quando ho fatto uno stage da Jeremy Scott nel 2013. Lo spirito libero e rilassato mi ha fortemente ispirato e il clima e il cibo hanno sicuramente aiutato. Non mi stupirei di ritrovare nei miei disegni dei richiami di quel periodo, considerando anche che ho incontrato molte persone diverse.

Ti sono state date indicazioni precise in merito al mood da seguire o è stato pensato tutto da te? Sapevo di volere scattare la campagna con il fotografo Henry Gorse, con il quale avevo lavorato precedentemente per la creazione del lookbook per la collezione di accessori del mio brand MORMO (www.mormo.co.uk). Ho prima visto i suoi lavori quando ha chiesto in prestito un paio di stivali “stravaganti” in latex della mia precedente collezione e vestivo la modella con un abito ‘high-vis’ e un cappello Pikachu. E’ stato stimolante avere una direzione creativa durante lo shooting visto che avevo un’idea molto chiara di ciò che volevo.

L’arte ha influito nel tuo processo creativo? Dicci quali artisti ti hanno ispirato. Si certo, ho sempre osservato l’arte e gli artisti per avere ispirazione, c’è così tanto da imparare e spesso in posti inusuali. Sono d’accordo sul fatto che la moda nella sua pura forma, è una forma di arte in quanto aiuta a trasmettere un mood o la vera qualità della realtà. Per questa Capsule collection ho lavorato su tre diversi concept, ognuno caratterizzato dall’influenza del lavoro di un artista che ho cercato. Sono ossessionata da Chryssa, l’artista degli anni 60’ che usava le luci tubolari in neon come se fossero un’opera d’arte, gli interni futuristici in plastica di Verner Panton, le sconfinate illusioni di MC Escher e molto altro!

Le tue borse di MORMO sono disegnate per persone che vogliono emergere e farsi notare. Qual è il tuo modello preferito? Ognuno vuole farsi vedere ed essere notato; essere riconosciuto per il proprio talento. Lo fai per prendere una posizione e decidere cosa vuoi fare e dove vuoi arrivare nelle vita. Io genero contenuto, cerco nuove soluzioni estetiche che riflettono completamente la mia personalità. La creazione è sempre molto più individuabile dell’imitazione. Sono un po' ossessionata dal concetto di zaino, soprattutto perché utilizzo molto i rollerblade per mantenermi in forma. Gli altri stili mi annoiano, per questo il "Drool" è sicuramente il mio preferito!

Che reazione ti aspetti dalle persone che vedono le tue borse la prima volta? Che sensazione ti farebbe felice? Cerco davvero di lasciare un segno della mia identità nei miei lavori perché reputo che l’espressione individuale valga più di qualsiasi altra cosa. In un certo senso credo che ogni cosa che io esternalizzo rispecchi almeno un aspetto di chi sono, quindi le reazioni delle persone contano molto per me. Se loro sono felici, io sono felice!

Hai messo un tocco giocoso sui simboli "brit popular" per rompere i loro significati tradizionali. Il tuo disegno sembra ricordarci che non dobbiamo sacrificare mai il nostro humor.. Certamente, essendo una londinese è inevitabile che io voglia re-interpretare alcune delle icone che lo rendono un luogo così speciale. Londra è un luogo incredibile, multisfaccettato, proprio dietro l'angolo oppure nei tanti punti di riferimento famosi e attrazioni turistiche, è un mondo completamente diverso. Realmente, se pensi alle percezioni e a tutte le diverse aree, con le loro sensazioni uniche mi influenzano nella vita di tutti i giorni. Gli inglesi hanno anche un senso molto sarcastico di umorismo, che può sconfinare in un'atteggiamento molto irriverente su qualsiasi argomento. Questa capacità mi fa sentire libera e apre la mia creatività. Credo sinceramente che l'umorismo sia il cuore della creatività.

Divertirsi mentre si lavora è la cosa più bella! Qual è il tuo segreto? Avere senso dell’umorismo sicuramente aiuta. Sono nel picco della mia creatività Quando riesco a divertirmi e gioco con le idee sono proprio nel picco della creatività. La chiave per lavorare sodo è quella di impegnarsi e sorpassare le barriere personali continuando a produrre. Un bravo artista sa che la soddisfazione deriva molto sia dal processo di design che dal risultato finale.

Non era la tua prima collaborazione con un marchio italiano. Non sarà che sei tornata per gli italiani? Hahaha buona domanda! L’Italia è stata per tanto tempo la casa dei brand di alta moda e del know how nella produzione artigianale, quindi è inevitabile che colga il mio interesse! Ora mi manca solo la lingua!

Che cosa ti è piaciuto di più di questa collaborazione? Per un designer è sempre molto stimolante trovarsi di fronte a nuove sfide, e così è stato per la collaborazione con Carpisa. Imparare a snellire la mia creatività per disegnare prodotti meno complessi di quanto io sia solita, è stata un’esperienza molto positiva, e l’idea che i miei disegni raggiungeranno cosi tante persone attraverso un brand conosciuto e rispettato mi rende orgogliosa e ancora più felice di essere stata parte di questo processo.

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