Margaret Mazzantini: scrivere il successo

11 Maggio 2015

Margaret Mazzantini: scrivere il successo

Probabilmente ricorderete il recente "Nessuno si salva da solo": il film recitato da Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca che sotto la regia di Sergio Castellitto è uscito nelle sale italiane lo scorso 5 marzo, riscuotendo uno straordinario successo di pubblico e di critica. Tratto dal romanzo omonimo di Margaret Mazzantini, moglie di Castellitto, che ne ha firmato anche la sceneggiatura, il film racconta la storia di una coppia separata e della sofferenza messa a nudo nel ripercorrere una storia d'amore finita. Il ritmo è incalzante e vengono continuamente aperti squarci sul dolore e sulla difficoltà di affrontarlo: diventa impossibile per lo spettatore non identificarsi, almeno parzialmente, nelle dinamiche tra i due protagonisti. La forza del racconto sta infatti nel saper individuare tutti quegli elementi comuni a tutte le storie d'amore spezzate, rendendole simili nonostante le diversità, riuscendo a raccontare e ricostruire quel terreno comune che crea un'empatia immediata.

La potenza del racconto è anche dovuta all'abilità di Margaret Mazzantini nel ricreare con il dialogo le tensioni e i conflitti, le tenerezze malcelate, le diverse spinte su cui si reggono i delicati equilibri dei rapporti umani. D'altra parte l'amore tra l'autrice e la sceneggiatura è antico e ha solide basi. Con una formazione da attrice teatrale, Margaret Mazzantini ha trovato nella scrittura lo strumento espressivo più congeniale. "Nessuno si salva da solo" non è infatti il primo romanzo di grande successo che l'autrice ha rivisitato scrivendone una sceneggiatura per il cinema. Nel 2004 aveva già portato sullo schermo, sempre sotto la regia di Castellitto, il suo romanzo "Non ti muovere", uscito nel 2001 per Mondadori e vincitore del Premio Strega. Anche in questo caso la storia indagava i legami tra amore e violenza, passione e distruzione, in un'altalena tra un presente reso doloroso dai ricordi e la necessità di fare i conti con la propria coscienza. Lo stesso percorso, dalla carta alla pellicola, per "Venuto al mondo", pubblicato nel 2008 e vincitore del Premio Campiello diventato film nel 2012: una storia intensa, intrecciata alle vicende storiche dell'ex Jugoslavia, in cui di nuovo i figli ricoprono il ruolo di possibilità di salvezza per i loro stessi genitori, come se attraverso il racconto sia possibile fare luce sul passato e ottenere un'assoluzione, un perdono o forse solo placare la necessità di essere compresi.

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